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Il metodo

L’originalità del metodo messo a punto in 37 anni di ricerca e di pratica da Caterina Cangià sta tutta nel Teatro e nell’Uso delle Tecnologie Digitali a supporto dell’apprendimento delle Lingue Altre.

 

“Fare Teatro” è il contesto glottodidattico preferenziale per l’acquisizione delle lingue che avviene in maniera piacevole e divertente. Dalla semiotica teatrale e dal teatro didattico, secondo fascio di coordinate, mi sono venute numerose stimolazioni. In particolare, la letteratura riguardante l’attività di drammatizzazione in lingua straniera mi ha convinta di come il teatro dinamizzi, a gradi elevati, processi affettivi (motivazione, attenzione e interesse), cognitivi (linguistici, logici, sociali, organizzativi, culturali) e comportamentali (mimo, gestualità, imitazione e manipolazione).

Il fascio di coordinate proprio dell’informatica didattica e in particolare di CALL (Computer Assisted Language Learning), dichiara che la multimedialità interattiva offre opportunità insospettate di esperienza sensoriale e cognitiva. Su queste mi sono soffermata e ho ripensato il computer come partner dell’insegnante e come potenziamento dell’ambiente glottodidattico.

Percorrendo con lo stesso vivace interesse i tre fasci di coordinate, durante anni di ricerca e di pratica d’insegnamento a bambini di contesti socioculturali diversificati, ho messo a fuoco il “fare teatro in lingua straniera con il supporto della multimedialità” quale contesto comunicativo che enfatizza al meglio la totalità dell’apprendimento linguistico nel quadro dello sviluppo olistico di giovani personalità.

Cuore del libro che presento è il quadro di riferimento teorico-pratico composto da un nucleo – la glottodidattica – attorno al quale ruotano, su un primo anello, gli apporti che provengono dalle scienze linguistico-comunicative e, su un secondo anello, gli apporti illuminanti delle scienze psicopedagogiche. Il titolo del libro: L’altra glottodidattica, traduce la novità della teorizzazione proposta. Il sottotitolo: Bambini e lingua straniera tra teatro e computer centra l’attenzione sull’utenza della glottodidattica in questione, quella della scuola elementare, e sul percorso particolare al quale il quadro di riferimento teorico-pratico ha dato origine: acquisire la lingua straniera facendo teatro con il supporto delle tecnologie interattive. La novità consiste nel fatto che sia stata abbinata la tecnologia più avanzata, multimediale, alla simulazione più antica, la messa in scena teatrale, e che tecnologia e teatro siano stati resi interdipendenti nel tempo/spazio glottodidattico. L’innovazione introdotta decostruisce e ristruttura lo scenario glottodidattico per la presenza del computer a servizio della messa in scena teatrale, situazione che vede i bambini fare davvero teatro da attori, costumisti, scenografi, registi, in prima persona, tramite esecuzioni motorie e verbali in lingua straniera, facendosi aiutare dall’insegnante e dal suo partner, il computer appunto.

 

“Usare le tecnologie digitali” ha il suo fondamento nella psicologia dell’apprendimento. Difatti, dalla psicologia dell’apprendimento sappiamo che più profonda è l’elaborazione di un determinato materiale linguistico, maggiore ne è il ricordo. La multimedialità interattiva è strutturata in modo tale da stimolare, in tutte le opzioni che offre, attività di ricerca (apertura di bottoni e ascolto di parole) e di collegamento (saltare da una parte all’altra del software multimediale di tipo edutainment per attivare i giochi desiderati).

L’utilizzazione delle tecnologie digitali nel processo di acquisizione della lingua ‘altra’, soprattutto per il supporto di feedback che offre, consente ai giovanissimi utenti di creare efficaci associazioni stimolo-risposta che, a questa età, sono fondamentali per acquisire meccanismi di appropriazione della lingua in questione. Grazie alla presenza di illustrazioni e di animazioni, la multimedialità interattiva aiuta a interpretare i significati, il contenuto semantico e soprattutto pragmatico di un enunciato. Gli elementi iconografico e cinesico presenti nel software edutational (education + entertainment) contribuiscono alla comprensione della lingua ‘altra’. Questo fatto è stato dimostrato dalle ricerche di Offir e Horden (1989), che provano come il presentare il materiale d’insegnamento nelle forme verbali e visivo-spaziali rafforzi il contenuto, e, di conseguenza, la comprensione e l’apprendimento. La multimedialità interattiva offre stimolazioni molto efficaci al processo di comprensione. L’apprendimento di ‘lessico recettivo’ è consistente nel periodo di interazione con il computer. Ma il contributo più significativo all’apprendimento della lingua che può dare il computer è l’espansione del contesto comunicativo del gruppo-classe all’interno di un ambiente sociale interattivo. Il computer va integrato in un’attività più vasta, gestita in prima persona dall’educatrice / dall’educatore. Per questo il suo uso precede o segue l’attività manuale, l’ascolto e ripetizione di filastrocche mimate, l’attività squisitamente ludica.

Appunto perché si chiama ‘multimedialità’ offre un ottimo input di pronuncia. Poi, perché ‘interattiva’, rende possibile l’ascolto e la ripetizione innumerevoli volte. E proprio perché finalizzata alla messa in scena di semplicissime azioni sceniche, favorisce una buona proporzione di comunicazione che si svolge attorno alla macchina e attorno alle cose da fare attraverso l’uso delle parole in lingua straniera.

La riflessione psicologica sposa la convinzione popolare che il bambino non solo possiede speciali poteri d’imitazione, ma anche una maggiore flessibilità, una maggiore spontaneità e una motivazione più diretta del fanciullo o del preadolescente nell’affrontare la lingua ‘altra’. Più specificamente, è diffusa l’opinione che per lo studio di una lingua ‘altra’ nei primi anni di vita valgono gli stessi principi e fattori che per l’acquisizione della prima lingua; per esempio la comparsa dell’ascolto e della comprensione prima dell’espressione, l’assenza di apprendimento logico, razionale o astratto, l’acquisizione delle abilità attraverso l’imitazione, il condizionamento e la memorizzazione. Con la messa in scena di micro-azioni sceniche tutto questo si potenzia.

 

Per i più piccoli, l’enfasi è posta sulla comprensione uditiva e sulla produzione di patterns intonazionali. In accordo con lo stato attuale della ricerca in glottodidattica che identifica la metodologia del “fare in lingua” come la più rispondente all’età e ai bisogni dell’utenza, “La Bottega” offre l’immersione nel “Teatro in lingua altra” come simulazione di un contesto comunicativo globale che meglio enfatizza la totalità dell’apprendimento linguistico nel quadro dello sviluppo generale della personalità dei giovani utenti.

 

Comprensione della lingua parlata e scritta

L’obiettivo didattico per l’acquisizione dell’abilità di comprensione della lingua scritta, che si focalizza nel saper cogliere il significato veicolato dal testo, avviene fin dai primi livelli, attraverso l’utilizzazione di canti, storie e dialoghi relativamente complessi. Il processo di comprensione è aiutato dal disegno, dal mimo e dalla gestualità.

 

Produzione della lingua parlata e scritta

La produzione della lingua orale – nelle sue componenti: pronuncia, intonazione e accento da una parte e uso spontaneo della lingua in situazioni reali di comunicazione dall’altra – avviene attraverso la memorizzazione di battute preconfezionate, di brani in poesia e prosa, di dialoghi spontanei in riferimento all’allestimento dello spettacolo e, nella seconda parte dell’anno, attraverso la pratica proposta dagli standard europei rappresentati dall’UCLES per la lingua inglese.

 

Per approfondimenti sul metodo cfr:

Cangià Caterina, Lingue Altre, Col. I e Vol II, La Scuola Editrice, Brescia, 2011.



I Corsi

i corsi sono suddivisi secondo i livelli seguenti:


Corsi preparatori

Sono rivolti ai bambini dai 3 ai 6 anni e si suddividono a loro volta in tre livelli: Cookie Starters, Cookie A e Cookie B.

 

Corsi elementari

Sono rivolti ai bambini dai 6 agli 8 anni e si suddividono a loro volta in due livelli: Click 1 e Click 2.

Corsi Young Learners

Sono rivolti ai bambini dagli 8 agli 11 anni e si suddividono a loro volta in tre livelli: The Jungle World, Beauty’s World e The World of Oz che corrispondono inoltre ai tre livelli degli esami Cambridge Young Learners: Starters, Movers e Flyers.

Livelli medi

Sono rivolti ai ragazzi dagli 11 ai 14 anni e si suddividono a loro volta in tre livelli: Peter Pan, The Sound of Music e The Secret Garden che corrispondono inoltre ai due livelli degli esami Cambridge KET e PET. L’esame del PET ha due anni di preparazione.

Livelli superiori

Sono rivolti ai ragazzi dai 14 ai 18 anni e si suddividono a loro volta in tre livelli: Cambridge First Certificate, Cambridge Advanced e Cambridge Proficiency.


Le Certificazioni Cambridge

Le certificazioni dell’Università di Cambridge sono, per “La Bottega dei Giovani Talenti”, un obiettivo da raggiungere passo dopo passo.

Le certificazioni relative a ciascun livello si ottengono dopo aver superato una serie di prove che servono ad attestare tutte e quattro le abilità linguistiche (lettura, comunicazione scritta, ascolto e comunicazione orale) attraverso la rappresentazione di situazioni autentiche.

Ciascun esame è autonomo e completo, infatti per sostenere le prove di un livello non è necessario avere superato l’esame del livello inferiore.

Le certificazioni Cambridge sono riconosciute in tutto il mondo sia dalle università che dai datori di lavoro, non richiedono il possesso di titoli di studio particolari e si rivolgono non solo agli studenti ma a chiunque desideri vedere misurata la propria conoscenza della lingua inglese.

Presso “La Bottega dei Giovani Talenti” si può usufruire delle vecchie prove d’esame complete di soluzioni e dei testi ufficiali per la preparazione agli esami.


Iscrizioni e orari

Per l’anno scolastico 2017-2018 le iscrizioni aprono lunedì 4 settembre. I corsi iniziano lunedì 2 ottobre.

Coordinatrice

Miss Noemi

Coordinatrice

Miss Noemi è la coordinatrice del Centro Linguistico, perfetta bilingue per essere vissuta per molti anni con la famiglia a Londra e per aver frequentato la Saint George School, tornata in Italia, e l’Università Americana.

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