Teatro



Teatro


Il teatro come comunicazione globale di Caterina Cangià

Il teatro è di per sé altamente motivante. Maley, con toni entusiasti, dice di aver visto «raramente una motivazione così forte come quella che si nota nei gruppi che lavorano con un insegnante capace in attività di drammatizzazione» (Maley, 1983, p.5). Sul versante del semiotico, il fare teatro, unendo alle parole le espressioni del viso, i gesti, gli oggetti, i tratti melodici della voce, e facendo accadere il tutto in un contesto strutturato e identificabile (grazie alla scenografia, ai costumi e al trucco) è un contesto di immersione totale nella comunicazione.

Varie sono le tipologie di teatro con le quali i giovani in formazione dovrebbero acquisire familiarità, a cominciare dal teatro di narrazione. Questo tipo di lettura, quando è interpretata da professionisti, non solo trasforma le parole in immagini, il ritmo in emozioni, ma valorizza anche il divertimento e la spettacolarità della lettura, contribuendo ad aumentarne il fascino e stimolando la curiosità di leggere in prima persona. Nel teatro di narrazione, l’attore abbandona la convenzionalità del personaggio e si propone come persona narrante. Ciò che emerge è l’abilità nel raccontare, abilità finalizzata a tenere viva la concentrazione dello spettatore-ascoltatore e a instaurare un alto grado di complicità con lui. A tal fine, l’attore fa ricorso a strumenti propri della narrazione più che alla mimesi del teatro, flashback, anticipazioni di particolari apparentemente insignificanti, digressioni, citazioni, rettifiche e riflessioni a posteriori, elementi che consentono un passaggio continuo tra il tempo passato dei fatti narrati e il tempo presente dell’enunciazione dell’attore.

Un’altra tipologia è rappresentata dal teatro delle ombre, che si realizza con sagome bidimensionali mosse con bastoncini tra una superficie diafana e una fonte luminosa, così che il pubblico, seduto davanti allo schermo, ne vede le ombre. Le sagome sono tradizionalmente di legno, metallo, cartone o pelle; lo spettacolo è molto istruttivo e permette agli utenti di identificarsi con i personaggi. Il Teatrodanza, che mette in scena in senso critico il vivere quotidiano e opera un’analisi del ruolo del corpo nella comunicazione interpersonale, è la premessa per la rielaborazione in senso coreografico delle espressioni della gestualità quotidiana. A volte esso viene usato in modo più generico per definire spettacoli in cui sono messi a frutto, secondo un disegno organico, sia i metodi teatrali tradizionali della rappresentazione sia le tecniche del corpo (Gurley, 1984).

Il teatro permette di praticare la comunicazione paralinguistica e linguistica, oltre a mettere in azione numerosi altri linguaggi e a coinvolgere attraverso più sensi. A questo proposito, sia il teatro, sia la multimedialità sono forme di sinestesia.

La pratica del teatro è un linguaggio che assume un valore altamente educativo e comunicativo. Oggi i bambini non si gelano più le mani nell’acqua dei ruscelli e non si lasciano pizzicare la pelle dall’erba dei prati. Conoscono poco la fisicità del gioco perché hanno poco tempo da spendere a contatto diretto con l’esperienza. Il teatro può supplire alla mancanza di esperienza e poi invogliare a viverla in prima persona perché è un gioco serio per raccontare se stessi attraverso la finzione scenica. Attraverso la parola, il gesto, il corpo, il silenzio, il rumore, si attiva un percorso di narrazione in cui il gruppo possa manifestarsi e riconoscersi, e in cui ognuno possa affermare la propria identità.

La pedagogia dell’animazione teatrale ha tutti i presupposti per essere ritenuta una pedagogia attiva, il cui obiettivo è quello di indirizzare bambini-ragazzi-giovani a porsi in termini di osservazione, riflessione, invenzione e gioco sia nei confronti della cultura codificata trasmessa dalla scuola e subita dalla televisione, sia nei confronti del mondo che ci circonda.

Uno dei tanti risvolti positivi consiste nel fatto che il teatro prende in considerazione l’apprendimento non solo tramite la trasmissione di informazioni, ma soprattutto tramite l’esperienza, il confronto tra soluzioni diverse, la ricerca personale; favorisce la creazione di spazi per l’espressione, la manualità, la corporeità, superando la priorità data al lavoro individuale. Dà la possibilità a tutti di contribuire all’organizzazione del lavoro e di assumersi responsabilità concrete. Il teatro considera il linguaggio come uno strumento per comunicare, per prendere coscienza della realtà e organizzare il pensiero e la conoscenza (Mirabella, 1983).

Il teatro permette di considerare la comunicazione dentro la scuola come qualcosa di circolare, che non si esaurisce esclusivamente dal rapporto tra insegnante e alunni. Le interazioni tra bambini-ragazzi-giovani diventano più intense, più profonde; gli studenti si accettano, si ascoltano maggiormente e riconoscono il ruolo che ciascuno riveste. Il teatro favorisce una maggiore attenzione ai bisogni di comunicazione e di espressione. La realizzazione dello spettacolo è un’occasione continua di comunicazione. Il teatro non si può fare da soli!

L’importanza del teatro nella didattica è legata alla natura del suo linguaggio, al suo «specifico» che lo differenzia da altri linguaggi. La comunicazione teatrale si configura come una forma interattiva di linguaggi tra loro diversi: i linguaggi verbali e quelli non verbali, la mimica, il gesto, la prossemica, la cinesica, gli aspetti prosodici, il linguaggio iconico e il linguaggio musicale. Proprio questa specificità derivante dall’interattività di vari codici permette al teatro di caratterizzarsi come prezioso strumento formativo in vista di una migliore comunicazione. Il teatro forma l’individuo per lo sviluppo di competenze comunicative/relazionali e creative, per il potenziamento della dimensione del sé come l’acquisizione di autostima e di fiducia in se stessi. Il teatro migliora la comunicazione verbale e non verbale e con essa anche la comunicazione dinamico-relazionale dei soggetti educativi delle diverse fasce di età di sviluppo evolutivo.

Il teatro si caratterizza come linguaggio del corpo, della parola, della mente, della sensorialità, dell’affettività, della creatività, dell’immaginazione, della dimensione estetica. Il teatro è rapporto interattivo-comunicativo tra gli spettatori che trascorrono una tranche de vie come realtà più vera e non come mimesis. Tra spettatori e attori avviene una comunicazione silenziosa. I giovani che fanno teatro, nel rappresentare un personaggio si liberano dei loro blocchi emotivi e migliorano la loro comunicazione relazionale e la fiducia in se stessi. La pratica del teatro, con l’immersione totale nelle sue strategie comunicative, va iniziata in teneressima età, in una stagione evolutiva nella quale è in fase di completamento l’architettura genetica neurocognitiva ed emotiva del soggetto.

La magia del teatro consiste nello specifico comunicativo che permette il coinvolgimento emotivo non solo del soggetto che recita e produce significati scenici (l’attore), ma anche degli spettatori. Cosa resta quando è calato il sipario? È migliorata la comunicazione, la creatività, il lavoro collaborativo, il senso della troupe e l’impegno personale per una riuscita comune. E questi restano.


Chiara Laureti

coordinatrice Teatro

Chiara Laureti si laurea all’Università La Sapienza di Roma, Lettere e Filosofia – Letteratura Musica e Spettacolo nel 2013, si diploma all’ Accademia D’Arte Drammatica di Roma, Cassiopea nel 2012. Recita in “Ciechi” tratto dal romanzo di Saramago, regia T. Fattore, 2010; “Chat Room” di T. Fattore, Teatro Piccolo Eliseo, Roma, 2011, “Le figlie di Magdalene” di T. Fattore, teatro Sala Uno, Roma, 2012. Nel 2013 è stage manager dello spettacolo “Hamlet’s Hallucinations” di D. D’Ambrosi, Teatro Patologico di Roma, in scena al TeatroCafè LaMama di New York. Recita nel 2014 in “Medeia” regia D. D’ambrosi, premiato al Wilton’s Theatre di Londra come Miglior Spettacolo 2012/13. Con l’Associazione Culturale SovraGaudio, di cui è membro, recita in “Ifigenia. Il gioco”, teatro Tor di Nona, 2015. Vince il premio come Miglior Attrice, concorso Note di Regia, Teatro Hamlet Roma, con lo spettacolo “Proposta di matrimonio”, di Checov, regia R. D’Antonio, anche vincitore del premio Miglior Regia.